[I PREFERITI] Novembre 2017. - La tomba per le lucciole

[I PREFERITI] Novembre 2017.


In questo articolo saranno fatte due "menzioni d'onore" per dei film che decisamente non possono stare vicini ai tre selezionati ma che meritano comunque qualche parola. Un cine-fumetto, gradevole e ben fatto per il suo genere, e un cult colossale.

PHANTOM LOVE (2007) – Nina Menkes.


Partire da Persona di Bergman (come la stessa regista dice in un'intervista) potrebbe essere utile quanto fuorviante per la lettura di Phantom Love. La storia di due sorelle si intreccia e si scambia costantemente nel flusso a primo impatto irragionevole delle sequenze della pellicola le quali presentano piuttosto un legame "concettuale", descritto dall'autrice come "un gioco di bambole russe". Partendo quindi dai rapporti sessuali di Lulu avuti con uomini occasionali, il film trasporta lo spettatore in una sequenza di scene oniriche (nelle quali quasi sempre degli animali la fanno da padrone) che scavano nel passato della donna. Girato quasi interamente con primissimi piani e con un gioco di messa a fuoco molto suggestivo, il bianco e nero del film lo estranea da qualsiasi posizione nel tempo e nello spazio. La loro vicenda è innanzitutto relativa ad un passato che non le ha mai abbandonate; ciò che accomuna le due sorelle è la figura della madre, fulcro dei loro litigi... O del suo litigio. Le anime e i corpi delle due sorelle si uniscono, si sovrappongono, e richiamano all'opera di Bergman. Due aspetti della stessa persona, o due persone che portano con sé due spiriti diametralmente opposti che si attraggono fino ad saldarsi inscindibilmente? 


MAGNOLIA (1999) – Paul Thomas Anderson.


Racchiudere in poche righe Magnolia è operazione molto difficile, considerando che il regista sembra aver voluto parlare di così tante cose durante il film da esserne in qualche caso anche sopraffatto. C'è una saturazione di fondo in questo film che è gestita in maniera incredibilmente sapiente e cadenzata. Diverse storie, tutte connesse – in qualche modo – tra di loro, fanno emergere l'impatto che il passato ha su ogni essere umano. Quel passato che non può essere eliminato mai totalmente e che, in un modo o nell'altro, trova sempre modo di tornare ad incidere fortemente sulla vita di tutti. 


Noi possiamo chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi.

Dunque le nove "vite" di Magnolia vengono messe davanti allo specchio, in una composizione che si potrebbe definire "musicale". Proprio come in musica Paul Thomas Anderson scandisce il tempo del suo film e dei suoi personaggi e, con un meraviglioso finale, pone l'ultima nota dell'ultima battuta della sua splendida composizione. 3 ore però sono tante, e in certi momenti si ha la sensazione che il ritornello sia stato ripetuto qualche volta di troppo.

A CASA (Namai, 1997) – Šarūnas Bartas.


Un film sul silenzio, sulla lentezza di un uomo che si muove all'interno di questa grande magione (chiaramente "abbandonata" da molto tempo) e che vede davanti a sé persone di ogni razza, età, sesso, deformità. Animali, suonatori, dialoghi tra sordomuti, tutto all'interno di un luogo che ospita (oppure crea) proiezioni (oppure no) della mente e della memoria di un'anima che parla in soli due momenti del film. È nella quiete e nel suo – a tratti – oppressivo silenzio che bisogna tuffarsi, seguendo un Cristo malinconico fatto uomo aggirarsi nella casa e osservare la sua memoria svanire.


Madre, spesso avrei voluto parlare con te di tutto... Ma non l'ho mai fatto. Ma dentro di me, io parlavo con te. Potevo sentirlo e sentire le tue risposte. Ogni volta che vengo qui ad ascoltarti... Non posso più parlare con te. Rimango in silenzio. Tutte le parole sono state dette. Dette internamente. E tutte le mie domande... Tu hai risposto a esse, dentro di me. Prima è sempre accaduto questo. Quando eravamo distanti. Distanti l'uno dall'altra. Ecco com'era prima. Come è stato e mai più potrà accadere. Non importa quanto io lo voglia... Il futuro. Nel futuro io sono libero. Libero, perché ancora non esiste. Non comprendo il presente. Il presente è così sfuggente... Non sono certo che esista.


MENZIONI D'ONORE:

VIA COL VENTO (Gone with the wind, 1939) – Victor Fleming.



Enorme. Una sola parola per definire questo film il quale durante tutta la sua possente durata fa venir fuori una ricercata magniloquenza, nella regia (meravigliosa, tra carrelli, dolly, sagome che si stagliano contro cieli in fiamme, piani sequenza che esplorano tutti i piani cinematografici) quanto nella recitazione. Una pellicola che non ha mai un calo di ritmo e che racconta la storia di un personaggio (Rossella O'Hara) estremamente sfaccettato, sullo sfondo di un importante evento storico che non diventa semplice "ambientazione" ma elemento fondamentale per la costruzione del tutto. È stato girato – nel 1939 – con una perizia tecnica immensa: lo stupore provato dagli spettatori dell'epoca deve essere quasi impossibile da immaginare.

SPIDER-MAN: HOMECOMING (2017) – John Watts.



Una piacevole visione, questa. Tagliare una mezz'oretta di girato avrebbe aggiustato il ritmo di un film che dopo la prima ora rallenta e che davvero non ha bisogno di tale durata. Tranne per qualche trovata interessante nella sceneggiatura ci si trova davanti ad un tipico film Marvel: mai sotto la sufficienza e mai troppo sopra. Tom Holland è molto in parte ed è molto più "amichevole" e "di quartiere" dei suoi due colleghi che in precedenza hanno vestito i panni del supereroe. In breve, un film che scorre via molto velocemente e che non annoia mai; è soprattutto parecchio divertente (persino le battute tipiche dei film del brand sono gestite con criterio). Niente da dire riguardo al lato tecnico: compitino accademico à la Marvel.


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